ZLATAN IBRAHIMOVIC……POZIONE MAGICA O INTELLIGENZA CALCISTICA?

In questo articolo l’autore Roberto Serale analizza le caratteristiche tecniche, tattiche, fisico, atletiche e psicologiche del giocatore Zlatan Ibrahimovic

Zlatan Ibrahimovic, 39 anni, rappresenta a tutti gli effetti il prototipo del giocatore moderno. Forte fisicamente, tecnicamente fortissimo e soprattutto impressiona l’evoluzione fisica, tecnica e soprattutto tattica per rimanere sempre al top in ogni campionato abbia giocato.

Iniziamo sotto il profilo fisico, il leader rossonero nel 2006 arrivò sulla sponda nerazzurra di Milano con queste caratteristiche: 192 centimetri di altezza e 84 chili di peso. Nelle statistiche attuali vengono segnalati 195 centimetri e 95 di peso, undici chili in più. Ibrahimovic ha quindi rafforzato ulteriormente il suo fisico rendendolo nel campionato italiano immarcabile anche dai difensori più forti della categoria.

Pochi giorni fa è andata in onda sui canali SKY una bellissima intervista dei Massimo Ambrosini al n. 21 del Milan e alcuni passaggi sono fondamentali per capire la mentalità e la maturità che ha raggiunto il giocatore svedese.

Una frase che non è passata inosservata è sicuramente la seguente: “Nel calcio o mangi, o ti mangiano. Io ho scelto di mangiare”. Con ogni probabilità qualsiasi giocatore per quanto forte possa essere a 39 anni e con un infortunio grave alle spalle (rottura del crociato ad aprile 2017 al Manchester United), un paio di anni in un campionato dalle aspettative e qualità inferiori come la MLS americana avrebbe gradualmente abbandonato la carriera calcistica per porsi nuovi obiettivi, mentre invece Ibrahimovic ha deciso di rimettersi in gioco in un campionato sicuramente non più ai livelli della prima esperienza ma pur sempre complicato e competitivo come quello italiano. 

E’ proprio vero che quando Ibra ha capito che non avrebbe potuto più ‘mangiare’ come fatto prima dell’esperienza oltreocano nel Los Angeles Galaxy si è messo maggiormente a disposizione del suo fisico, della sua età e del suo nuovo Milan di cui è diventato il leader indiscusso grazie anche alla capacità di gestione di mister Pioli.

Ma qual è la maggiore evoluzione in campo di Zlatan Ibrahimovic?

Iniziamo da una valutazione dei movimenti in campo nelle ultime stagioni in Europa e in quella attuale del centravanti n. 21 rossonero mediante gli ‘heatmap’ di sofascore.com.

2020/21 (Milan)
2019/20 (Milan)
2016/17 (Man Utd)
2015/16 (PSG)

Da queste immagini si può evincere come Ibrahimovic abbia dato con il passare degli anni sempre maggiore qualità alla sua prestazione atletica limitando gradualmente, di stagione in stagione, i sui movimenti nelle zone esterne del campo e nelle zone lontane dall’area di rigore. Tutto questo gli ha permesso di ‘disperdere’ meno energie ed essere più lucido e concreto in fase ralizzativa, fattore che Fabio Capello aveva ripetuto a più riprese quando l’astro svedese era sbarcato nel 2004 alla Juventus dai lancieri di Amsterdam.

È cambiato di conseguenza il suo gioco sia in fase di possesso che di non possesso e soprattutto l’evoluzione maggiore ritengo che sia avvenuta nella fase di transizione positiva della squadra non volendo più sempre essere al centro della manovra in zone del campo che richiedono un maggior dispendio energetico ma facendo correre e sviluppare l’azione agli esterni, Theo Hernandez, Leao, Calabria, Salemaker, Castillejo su tutti, e ai centrocampisti Kessie, Bennancer e Chanaloglu.

E quando si dice che in area la palla cerca solo lui, continuamente, e lo trova non è nient’altro che una continua ricerca dello svedese della zona migliore per attaccare andando alla continua ricerca del punto debole della retroguardia avversaria; il tutto supportato dalla qualità degli assist dei compagni e dei movimenti senza palla dei giocatori scelti da Stefano Pioli di partita in partita che ruotano intorno al centravanti svedese.

Quindi nessuna pozione magica, semplicemente uno studio maniacale delle proprie qualità a discapito dei punti deboli dell’avversario che alzano continuamente i numeri impressionanti che hanno accompagnato tutta la sua carriera sin dai tempi dell’Ajax e Juventus dove era considerato un giocatore fortissimo ma poco concreto.

Andiamo quindi ad analizzare in maniera oggettiva alcune immagini di partire di questa stagione per comprendere meglio la forza e la strategia di Ibrahimovic e del Milan.

Il posizionamento di Ibrahimovic in fase di non possesso è centrale. L’obiettivo è coprire semplicemente alcune linee di passaggio e disperdere meno energie possibili
In caso di sviluppo del Milan da transizione positiva da dx (in questo caso Calabria conduce palla) Ibrahimovic si propone in zona di rifinitura facendo allungare la difesa nerazzurra da Leao e Salemaker. Questo rende critica la decisione del centrale De Vrji se uscire giocandosi il duello con Ibra e lasciandosi alle spalle un 1vs1 o scappando e lasciando però palla aperta al centravanti svedese.
In caso di sviluppo del Milan da transizione positiva da sx (in questo caso Calhanoglu assiste Leao) Ibrahimovic si decentra nella zona opposta al campo cercando di posizionarsi tra l’ultimo difensore centrale e l’esterno creando difficoltà alla linea difensiva che muovendosi a zona si concentra poco sulla posizione del n. 21.
Nella situazione del primo gol del Milan nel derby è fondamentale il passaggio chiave di Calabria a Calhanoglu alle spalle dei centrocampisti nerazzurri creando un 4vs3. L’ampiezza di Leao e Salemakers permettono ad Ibra di decentrarsi e inserirsi tra De Vrji costretto ad uscire sul turco in possesso palla e Kolarov indeciso se coprire l’ampiezza o proteggere il difensore olandese. Da questa giocata lo svedese otterrà il rigore per l’1-0.
Nel secondo gol del Milan troviamo nuovamente questa costante nei movimenti: partenza centrale di Ibra con De Vrji e sullo sviluppo decentramento sulla zona opposta sempre alle spalle dell’ultimo difensore centrale con la possibilità di tagliare davanti se il traversone è corto oppure attaccarlo alle spalle (ancora più difficile da marcare) se il traversone come in questo caso è preciso e forte.
In conclusione l’obiettivo principale di questo Milan di Pioli è spesso recuperare palla, effettuare una transizione positiva, creare un duello centrale o esterno e favorire i movimenti e la lucidità sottoporta di Zlatan Ibrahimovic.

Ma quelli contro l’Inter sono stati movimenti unici in questa gara o sono stati riproposti dai rossoneri in altre gare?

Andiamo ad analizzare il gol di Ibrahimovic contro la Roma e troveremo delle similitudini.

Nella azione del gol di Ibra il giocatore svedese dove lo troviamo? Nuovamente decentrato tra l’ultimo difensore Kumbulla e l’esterno Spinazzola. Altro duello sull’esterno Leao vs Karsdorp, traversone perfetto del portoghese che assiste lo svedese per la rete del momentaneo 1-0.
Altra gara, movimenti simili, risultato finale uguale, ovvero gol dello svedese. In questo caso siamo al San Paolo per Napoli-Milan. Lo sviluppo dell’azione è sulla sinistra con Theo Hernandez, il posizionamento di Ibra è sempre tra l’ultimo centrale difensivo (Coulibaly) e l’esterno (Mario Rui). Questa posizione permette due vantaggi: il primo è quello di non farsi marcare o comunque far fare una scelta ai difensori avversari e il secondo è quello di poter scegliere dove attaccare l’area in base principalmente al traversone del compagno che in questo caso arriverà davanti al forte difensore senegalese che non riuscirà a leggere il taglio di Ibra e andare in contrasto. 
Nell’azione dello 0-2 Ibrahimovic partendo da una zona centrale osserva lo sviluppo sulla sinistra e si posiziona nuovamente alle spalle del difensore centrale che copre la zona perdendosi però l’uomo.
Rebic affrontato da Manolas può scegliere il cross su Zlatan o l’assist per l’inserimento dei centrocampisti Kessie o Salelmaekers. In questo caso viene scelto lo svedese che non perdona.
Osservando questa azionee la situazione del secondo gol nel pirotecnico 3-3 contro la Roma notiamo uno sviluppo fotocopia che ha però come realizzatore finale non lo svedese ma appunto il centrocampista Salelmaekers favorito proprio dal movimento di Zlatan sul secondo palo seguito da due giocatori giallorossi.

Conclusioni

Che sia sempre stato determinante Ibrahimovic è sotto gli occhi di tutti, ma con il passare delle stagioni è come se il giocatore, sicuramente supportato dallo staff del Milan, abbia studiato in maniera dettagliata compagni e avversari per potersi esprimere al meglio senza palesare la differenza di età con i più giovani avversari affrontati.

E allora quali sono le parole chiave della ‘cambiamento’ di Ibrahimovic nel corso degli anni? Nessuna pozione magica, ma semplicemente la ricerca continua da parte dello svedese di SFIDE, MOTIVAZIONI, DIMOSTRARE, BALANCE (equilibrio), DISCIPLINA, RESPONSABILITA’, tutte parole citate più e più volte nelle sue interviste.

E’ sicuramente questo senso continuo della sfida che gli permette tutt’oggi di mantenerlo ad alti livelli.

Quindi con tutti questi presupposti non ci stupisce assolutamente che ZlatanIbrahimovic sia stato il primo giocatore nella storia dei TOP 5 campionati europei ad andare in doppia cifra all’età di 39 anni; e neanche che dopo 6 presenze abbia già realizzato 10 gol a fronte di un xG (gol attesi secondo statistiche di tiro) di 7,53.

Voglio chiudere questa analisi tattica del giocatore con alcuni passaggi dell’intervista andata in onda su SKY che sono la dimostrazione di un Top Player senza età che sicuramente ha dimostrato in tutte le squadre e campionati in cui ha giocato la sua grandezza:

“Metto pressione alla squadra? Si. Accetto un passaggio sbagliato? No. Chiedo tanto? Si. Se non ti alleni bene ti dico qualcosa? Si.”.

“Fai vedere strada e noi ti seguiamo”

Sì Ibra, continua a far vedere la strada ai tuoi compagni nel Milan e a tutti gli appassionati di calcio perché questo sport ha continuamente bisogno di giocatori come te.

Per chi volesse vedere tramite clip video il tutto, per vedere i dettagli, può visionare il mio video da cui ho tratto queste foto.

AUTORE

ROBERTO SERALE

IN COLLABORAZIONE CON

NICCOLO’ BRANCATI

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